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Carissima Angela,
tu sai bene che la poesia esprime l'inesprimibile, dà consistenza fisica ai sogni dell'uomo, quali che siano, anche e soprattutto a quelli impossibili, a quelli più segreti, più intimi, più oscuri, più minacciosi, più amorevoli, più erotici, più passionali, più crudeli, più obnubilanti, più strazianti, più caritatevoli, più superbi, più platonici, a quelli, insomma, insondabili.
La poesia formula con la sua arte eccelsa le coordinate dove l'anima dell'uomo prende quota, risalta. La qualità principale della poesia sta tutta quanta nella qualità e nella quantità della miriade di messaggi che da essa promanano.
Nella poesia il sentimento principe dell'uomo - L'AMORE - sgorga proprio dal cuore, che, come si sa, come tu ben sai e dimostri così bene in questa tua silloge, è il motore della stessa vita fisica, dell'essenza della sua qualità raziocinante e del sentimento.
L'odore di un fiore; il motivo d'una vecchia canzone indimenticata; la presenza improvvisa di una parola desueta, la voce calda, calma, di un amico mai dimenticato; una vecchia foto ritrovata per caso a far da segnalibro in un vecchio volume; tutto questo e altro, molto altro, fa scattare, improvvisa e violenta, la sensazione fisica della vita che si sta vivendo, che si è vissuta, corporalmente.
Traguardo della poesia è la pretesa assurda della sua indispensabilità, il suo stare, da sempre, al centro dell'attenzione dell'uomo, che, pur distratto, oggi, come tu ben sai, assai distratto, ha sempre e comunque coscienza della sua spiritualità.
Allora la poesia un bisogno dell'anima? Certamente!
La possibilità di poter ritornare con il suo necessario ausilio a ripossedere un sentimento, una sensazione, persino un dolore, che non si vuole o che non si può dimenticare.
La poesia è figlia della memoria indelebile dell'uomo.
I suoi ingredienti sono due: lo stupore e la pietà.
Lo stupore per l'essenza stessa della poesia; la pietà, tutta quanta la pietà, per la vita inimitabile del poeta.
Per la tua vita, Angela carissima.
Giorgio Saponaro
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